DALLA TORRE AL TATAMI: il coraggio delle principesse moderne

Dalla torre al tatami: il coraggio delle principesse moderne

Ieri ho avuto il piacere di assistere a una gara di Kickboxing – contatto pieno e leggero – che si è tenuta a Roma, magistralmente organizzata da un’associazione sportiva della capitale sotto la guida del proprio Maestro. Circondata da un’atmosfera sportiva vibrante, ho avuto la possibilità di osservare molti giovani atleti fare il proprio esordio sul tatami e sul ring. Tra i match, anche quelli di alcune atlete giovanissime, Young Cadets (10-12 anni) e Old Cadets (13-15 anni), che con determinazione e lucidità sono salite sul tatami per affrontare la loro avversaria.

Vederle combattere mi ha davvero emozionata. Mi ha ricordato la bellezza di uno sport che educa all’equilibrio tra forza e controllo, coraggio e rispetto e mi ha fatto pensare ad alcune conversazioni che mi capita di avere spesso con persone che, affacciandosi per la prima volta a questo mondo, mostrano ancora dei dubbi rispetto all’idea che la kickboxing possa essere considerato “uno sport adatto alle ragazze.

Nonostante i progressi degli ultimi decenni, gli stereotipi di genere continuano a influenzare la percezione dello sport fin dall’infanzia. Ancora oggi esistono discipline considerate “più adatte” ai maschi e altre “più adatte” alle femmine. I genitori stessi, spesso senza volerlo, tendono a incoraggiare i figli verso attività che si conformano alle aspettative sociali di genere (Eccles & Harold, 1991; Fredricks & Eccles, 2005).

Gli sport da contatto, come la kickboxing, sono storicamente associati a caratteristiche considerate “maschili”: aggressività, potenza, determinazione. Tuttavia, studi più recenti (Lirgg, 1991; Chalabaev et al., 2013) mostrano che quando bambine e ragazze si cimentano in discipline percepite come “non convenzionali”, sviluppano livelli più elevati di auto-efficacia, fiducia in sé e autonomia decisionale.

In questo senso, le giovani atlete che combattono sul tatami possono davvero rappresentare una nuova immagine del femminile che si libera dagli schemi culturali e ridefinisce i propri confini.

Osservando quelle giovanissime atlete, ho pensato a quanto il nostro immaginario collettivo sia spesso tuttora ancorato al modello della principessa che attende nella torre il proprio salvatore. È un’immagine che affonda le radici nel simbolismo delle fiabe, come hanno evidenziato Marie-Louise von Franz e Clarissa Pinkola Estés: in molte narrazioni, il femminile viene rappresentato come passivo, in attesa, bisognoso di protezione.

Ma il femminile che oggi si manifesta nei gesti decisi di una giovane ragazza che combatte non è in contraddizione con quello delle fiabe: ne è un’evoluzione. È il femminile che integra la dolcezza con la forza, l’intuizione con l’azione, la sensibilità con il coraggio.

Carl Gustav Jung parlava della necessità, per ogni individuo, di riconciliare le polarità interne — l’anima e l’animus — per giungere a un equilibrio più maturo e autentico. Ecco allora che la ragazza che combatte non nega la sua femminilità, ma la espande: diventa simbolo di integrazione e completezza.

La kickboxing, quando insegnata in contesti educativi, sani e sicuri, non è violenza, ma educazione alla forza. È un percorso che insegna disciplina, consapevolezza corporea e gestione delle emozioni. Praticando la Kickboxing le ragazze imparano che l’energia può essere diretta, controllata, trasformata. Che forza e rispetto non sono opposti, ma parti integranti dello stesso puzzle.

Lo sport diventa così uno spazio in cui la potenza e la gentilezza possono coesistere, in cui la determinazione non è durezza ma presenza, e la fiducia in sé non è arroganza, ma conoscenza dei propri limiti.

Studi recenti hanno evidenziato che le arti marziali e gli sport da combattimento possono avere un ruolo significativo nello sviluppo emotivo e psicologico delle ragazze tra i 10 e i 15 anni. Quando la pratica avviene in contesti educativi sani e con un clima relazionale positivo, favorisce, infatti, l’acquisizione di autostima, autocontrollo e competenze sociali.

Ricerche condotte in ambito internazionale (Chalabaev et al., 2013; Lirgg, 1991; BMC Psychology, 2019; PMC, 2022) mostrano che queste discipline possono contribuire a migliorare la regolazione emotiva e a ridurre livelli di ansia, aiutando le adolescenti a sviluppare una maggiore fiducia nelle proprie capacità. Al contempo, la natura strutturata e rituale dell’allenamento insegna a canalizzare l’energia, a gestire la frustrazione e a costruire una relazione sana con la forza.

Quando una giovane atleta sale sul tatami, non compie solo un gesto sportivo. Compie anche un atto culturale e simbolico: mette in discussione l’idea, ancora radicata, che forza e femminilità non possano convivere.

Per i genitori e gli educatori, questo significa imparare a guardare con occhi nuovi: riconoscere che la forza non è un attributo esclusivamente maschile, ma una risorsa umana e che aiutare una ragazza a esprimerla non la allontana dalla sua natura, ma la aiuta a esplorarla pienamente.

Se nelle fiabe di oggi le ragazze imparano a salire sul tatami, non è perché hanno smesso di sognare. È perché hanno scoperto di poter essere loro stesse protagoniste della propria storia.

E noi adulti, spettatori o genitori, possiamo imparare da loro una cosa preziosa: che la forza più autentica non nasce dal desiderio di sconfiggere, ma da quello di conoscersi e di crescere.

Chalabaev, A., Sarrazin, P., Fontayne, P., Boiché, J., & Clément-Guillotin, C. (2013). The influence of sex stereotypes and gender roles on participation and performance in sport and exercise: Review and future directions. Psychology of Sport and Exercise, 14(2), 136–144.

Eccles, J. S., & Harold, R. D. (1991). Gender differences in sport involvement: Applying the Eccles’ expectancy-value model. Journal of Applied Sport Psychology, 3(1), 7–35.

Fredricks, J. A., & Eccles, J. S. (2005). Family socialization, gender, and sport motivation and involvement. Journal of Sport and Exercise Psychology, 27(1), 3–31.

Jung, C. G. (1953). Two Essays on Analytical Psychology. Routledge.

Lirgg, C. D. (1991). Gender differences in self-confidence in physical activity: A meta-analysis of recent studies. Journal of Sport & Exercise Psychology, 13(3), 294–310.

Pinkola Estés, C. (1992). Women Who Run with the Wolves. Ballantine Books.

Von Franz, M.-L. (1970). The Feminine in Fairy Tales. Shambhala

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