L’ANTICA ARTE DEL COSTRUIRE: cosa ci insegnano i bambini su prove ed errori

Costruire

Prendete un bambino o una bambina che sappia giocare e ponetegli/le accanto una scatola di costruzioni sfuse. Di lì a poco vi accorgerete che, senza pensarci troppo, comincerà a prendere i mattoncini cercando di creare qualcosa. Ogni tentativo di assemblaggio andato a buon fine creerà in lui o in lei soddisfazione. Diversamente, tutte le volte che un mattoncino si staccherà per sbaglio o non corrisponderà a quanto atteso, sarà motivo di rivisitazione e riformulazione dell’idea originaria. Mai a un/a bambino/a intento in quest’opera verrebbe in mente di rinunciare o di darsi per vinto/a per il solo fatto che le cose non vanno come vorrebbe.

Da adulti, invece, dimentichiamo spesso questa antica arte del costruire e cominciamo a credere che, se il risultato non corrisponde alle aspettative, allora “abbiamo fallito”. Ma è davvero così?

Il gioco libero dei bambini con le costruzioni è una metafora potente dei processi di apprendimento. Quando un bambino smonta e rimonta, sperimenta, si corregge, mette in atto un ciclo naturale di prova, errore e adattamento. Questo processo non è un ostacolo, ma il cuore stesso dell’apprendimento (Bruner, 1996).

Nell’ambito scolastico, tuttavia, non sempre questa logica viene rispettata. A volte, la pressione sul risultato o il timore di sbagliare portano i ragazzi a rinunciare al tentativo, inibendo curiosità e creatività.

Diversi studi (Dweck, 2006; Hattie & Timperley, 2007) mostrano che la tendenza a temere l’errore nasce dal contesto culturale ed educativo:

  • il giudizio esterno (voti, valutazioni, paragoni con i compagni);
  • aspettative elevate (di genitori e insegnanti);
  • convinzione che l’intelligenza sia “fissa” e non modificabile (fixed mindset).

Così, ciò che per un bambino è gioco e sperimentazione diventa, crescendo, un terreno di ansia e rinuncia.

L’errore, se riconosciuto e rielaborato, diventa un feedback che orienta il miglioramento. In questo senso, sviluppare una mentalità di crescita (growth mindset) significa aiutare bambini e ragazzi a:

  • percepire lo sbaglio come parte del percorso;
  • comprendere che l’abilità si costruisce con esercizio e costanza;
  • valorizzare l’impegno e la strategia, più che il risultato immediato.
  1. Valorizzare il processo: sottolineare i progressi e gli sforzi, non solo il voto finale.
  2. Legittimare l’errore: usare linguaggi che non stigmatizzino, ma che incoraggino la revisione e il nuovo tentativo.
  3. Favorire il gioco e la sperimentazione: creare contesti didattici che lascino spazio alla curiosità, alla creatività e al problem solving.
  4. Educare alla resilienza: accompagnare gli studenti a non arrendersi al primo ostacolo, ma a leggere le difficoltà come occasione di crescita.

Guardare i bambini che giocano con le costruzioni ci ricorda che l’apprendimento è un processo fatto di tentativi, correzioni e nuove partenze. Insegnanti e genitori hanno il compito di preservare questa attitudine, evitando di trasformare l’errore in una condanna.

L’arte del costruire non è un gioco da bambini, ma una competenza fondamentale per tutta la vita. Recuperarla significa aiutare i ragazzi a crescere non solo come studenti, ma come persone capaci di affrontare con fiducia le sfide del futuro.

  • Bruner, J. (1996). The culture of education. Harvard University Press.
  • Dweck, C. S. (2006). Mindset: The new psychology of success. Random House.
  • Hattie, J., & Timperley, H. (2007). The power of feedback. Review of Educational Research, 77(1), 81–112. https://doi.org/10.3102/003465430298487

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