Seguire e accompagnare un figlio nel percorso dello sport agonistico può essere un’esperienza intensa e coinvolgente, ricca di significato. Proprio in questi giorni molte famiglie sono intente nell’affrontare questo compito in vista degli imminenti Europei Giovanili di Kickboxing che si terranno a Jesolo. All’entusiasmo, però, possono affiancarsi spesso anche tensione e preoccupazione, sia per gli atleti che per i genitori. E’ proprio in queste circostanze che il ruolo degli adulti di riferimento diventa fondamentale: la loro presenza, le parole e gli atteggiamenti possono aiutare l’atleta ad affrontare al meglio il pre-gara oppure, al contrario, involontariamente amplificare la pressione che spesso di accompagna a queste esperienze.
IL RUOLO DEL GENITORE NEL PRE-GARA
Nei giorni che precedono la competizione, i ragazzi vivono un mix di emozioni: gioia, ansia, attesa, ma anche dubbi e timori. In questo momento è fondamentale che i genitori siano un punto di riferimento stabile, offrendo ascolto e supporto senza aggiungere pressione.
La letteratura scientifica mostra che il sostegno genitoriale influenza in modo decisivo la motivazione e il benessere dei giovani atleti. Una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Psychology (2023) evidenzia che genitori che favoriscono autonomia, dialogo e fiducia hanno un impatto positivo sulla motivazione intrinseca dei ragazzi.
Tuttavia, lo stesso contributo può trasformarsi in un ostacolo se accompagnato da aspettative eccessive, pressioni sul risultato o critiche costanti. Studi condotti su atleti adolescenti hanno infatti rilevato che un clima familiare percepito come giudicante o iper-esigente è associato a maggiore ansia pre-gara, calo di autostima e rischio di burnout sportivo (Knight et al., 2017; Harwood et al., 2019).
Per questo motivo il ruolo del genitore è duplice: può essere una risorsa preziosa capace di favorire resilienza e fiducia, oppure – se non equilibrato – un fattore che amplifica lo stress e ostacola la performance.
COME AGIRE CONCRETAMENTE?
- Legittimare le emozioni. E’ fondamentale ricordare che ansia e tensione sono naturali prima di una competizione importante e possono essere utili per canalizzare energia positiva. Pratiche di ascolto attivo, come parlare di quello che si sente senza necessariamente trovare soluzioni immediate, possono essere molto utili in tal senso.
- Sostenere senza giudicare. Evitare critiche o aspettative eccessive. Il focus deve essere e rimanere sul processo di crescita, prima ancora che sul risultato. Una comunicazione positiva, fatta di parole semplici, autentiche e incoraggianti, può trasmettere la fiducia di cui l’atleta ha bisogno per superare le difficoltà che incontra (“Sono e sarò sempre fiero/a di te per la dedizione e l’impegno che metti in quello che fai”)
- Favorire routine rassicuranti. Piccoli gesti quotidiani (passeggiate, respirazione, momenti di recupero) possono aiutare a mantenere l’equilibrio durante la fase di preparazione.
COSA EVITARE?
- Confronti con altri atleti. Frasi come “Gli altri sono più forti di te” o “Guarda come si impegna il tuo compagno” rischiano di alimentare vissuti di insicurezza e inadeguatezza. La ricerca mostra che i confronti sociali negativi aumentano l’ansia da prestazione e riducono la motivazione intrinseca, perché spostano l’attenzione dal miglioramento personale al giudizio esterno (Harwood et al., 2019).
- Pressione sul risultato. Sottolineare l’importanza della vittoria (“Se non vinci, deludi le aspettative”) trasmette il messaggio che l’affetto o la stima dipendono dal risultato. Questo può generare paura di sbagliare e blocchi nella performance. Al contrario, studi evidenziano che un clima orientato al compito – che valorizza l’impegno e l’apprendimento – favorisce resilienza e soddisfazione sportiva (Dweck, 2017; Knight et al., 2017).
- Critiche costanti. Focalizzarsi sugli errori o minimizzare i progressi porta l’atleta a sviluppare una percezione di sé fragile e condizionata dal fallimento. Nei giovani, questa dinamica è associata a calo di autostima e riduzione del piacere sportivo (Sorkkila et al., 2020). Un feedback equilibrato, invece, rafforza la fiducia e permette di trasformare gli errori in opportunità di crescita.
- Trasmettere ansia. Spesso non è necessario parlare: gesti nervosi, toni agitati o atteggiamenti preoccupati vengono comunque percepiti dagli atleti e amplificano la tensione pre-gara. Secondo studi sulla regolazione emotiva nello sport giovanile, l’ansia genitoriale tende a “contagiarsi” e a incrementare l’attivazione negativa nei ragazzi (Tamminen & Holt, 2010). Genitori capaci di mostrarsi calmi, invece, offrono un modello di gestione emotiva più funzionale.
UN LAVORO DI SQUADRA
Il percorso pre-gara non è mai un viaggio solitario. Attorno all’atleta c’è una rete fatta di genitori, allenatori, compagni e staff tecnico: ognuno con un ruolo diverso, ma complementare. L’obiettivo comune è creare un clima che favorisca concentrazione, fiducia e serenità.
Per i genitori questo significa:
- rispettare le indicazioni dei coach, evitando di sovrapporre messaggi o strategie diverse;
- mostrare coerenza comunicativa, così che l’atleta percepisca un ambiente stabile;
- valorizzare la collaborazione con le altre figure di riferimento, perché la condivisione di obiettivi e atteggiamenti riduce la pressione e rafforza la motivazione.
Anche la ricerca scientifica sottolinea l’importanza del sostegno congiunto: studi recenti mostrano che un clima di collaborazione tra famiglia e staff favorisce resilienza, regolazione emotiva e senso di appartenenza negli atleti giovani (Harwood & Knight, 2015; Tamminen & Holt, 2010).
In altre parole, più i messaggi intorno all’atleta sono coerenti e armonizzati, più il ragazzo o la ragazza percepirà sicurezza e sarà in grado di esprimere al meglio le proprie capacità in gara.
CONCLUSIONI
Vivere gli Europei di kickboxing accanto ai propri figli è un privilegio e un’occasione unica di crescita condivisa. Essere genitori presenti, empatici e rispettosi delle esigenze emotive degli atleti significa contribuire in modo concreto al loro benessere e alla loro prestazione.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che il percorso sportivo e mentale di un giovane atleta trae il massimo beneficio quando si fa affidamento su professionisti competenti — allenatori qualificati, preparatori atletici e psicologi dello sport — in grado di guidare ragazzi e famiglie con strumenti e conoscenze basati sull’evidenza scientifica.