L’ALLENAMENTO CHE NON SI VEDE, MA SI SENTE

La strada per i campionati europei di kickboxing passa (anche!) dalla mente

Ferragosto è appena passato, settembre è alle porte e, mentre molti ragazzi si godono le ultime settimane di riposo assoluto prima del rientro a scuola, tanti di loro riprendono gli allenamenti in palestra con lo sguardo rivolto verso un unico obiettivo: i Campionati Europei Giovanili di Kickboxing targati WAKO – Federkombat che si disputeranno a Jesolo dal 12 al 21 settembre.

Sono giovani dai 10 ai 18 anni, che si allenano e combattono da un’intera stagione sportiva per avere la possibilità di qualificarsi e vestire la maglia azzurra all’interno di una competizione che non rappresenta solo un prestigioso evento sportivo, ma anche una grande opportunità di crescita.

Il modo in cui affronteranno la fase di preparazione per questa sfida insegnerà loro molto su come affrontare le prove che li attenderanno nel futuro, nello sport tanto quanto nella vita.

Come prepararsi, dunque, per affrontare al meglio questa esperienza?

Se è fondamentale curare la preparazione fisica, atletica e tattica, altrettanta attenzione è necessario riservare a quella mentale, anche nei più giovani, soprattutto nei più giovani. Perché è sulla personalità in divenire che alcune esperienze possono lasciare i segni più profondi e duraturi.

Partecipare a una competizione sportiva di alto livello comporta l’assunzione di un grande impegno, sia fisico che mentale. Ci si allena. Anche se è estate, anche se fa caldo, anche nei giorni festivi se necessario. E bisogna farlo al meglio.

Ma…è sempre possibile farlo al meglio?

Chiaramente no: non siamo macchine, anche se a volte ci piace pensarlo!

Il corpo è soggetto a cali fisiologici che, in alcuni momenti, sono addirittura funzionali alla crescita e al potenziamento di alcune competenze.

Questo non vuol dire rassegnarsi a svolgere un allenamento sottotono.

Vuol dire imparare ad ascoltarsi e farsi le giuste domande:

  • Sto davvero dando il cento per cento?
  • C’è qualcosa che sto trascurando?
  • Come sto vivendo questa esperienza?
  • Cosa provo? Cosa mi aspetto? Come gestisco le emozioni, lo stress, la pressione che questa esperienza mi suscita?

In gioco non c’è solo la vittoria o la sconfitta, in gioco c’è la rappresentazione che ognuno si costruisce di se stesso, che potremmo riassumere con le risposte che ognuno di noi, dentro di sé, può fornire alle seguenti domande:

  • Che tipo di persona sono?
  • In che modo affronto lo stress, la pressione, le sfide?
  • Di quali risorse dispongo? E su quali posso davvero fare affidamento?

Non si tratta solo di tornare a casa con o senza medaglia. In gioco c’è la possibilità di tornare a casa più maturi, più resilienti, più consapevoli.

Una delle risorse più sottovalutate e, allo stesso tempo, più potenti a disposizione di un atleta è la propria mente e l’insieme di abitudini che crea giorno dopo giorno.

Un’abitudine è un comportamento appreso e ripetuto che, con il tempo, tende a diventare automatico. Può essere un valido alleato della performance (dormire con regolarità, mangiare sano e in modo equilibrato, preparare la borsa con attenzione prima dell’allenamento) oppure un ostacolo silenzioso che allontana lentamente dal raggiungimento del proprio obiettivo (ritardare l’inizio dell’allenamento, distrarsi facilmente, lamentarsi o colpevolizzarsi continuamente dopo un errore, dormire poco e male).

A differenza dell’abitudine la routine mentale nasce da un’intenzione chiara: è quindi un’abitudine resa consapevole e finalizzata ad accompagnare l’atleta verso l’espressione del proprio potenziale.

Attenzione quindi, perchè la routine mentale non va intesa come ripetizione meccanica di gesti, ma come struttura che dà continuità, direzione e stabilità al percorso di preparazione. Routine non è automatismo: è scelta consapevole. È la possibilità di creare un contesto mentale favorevole in cui imparare a gestire sé stessi prima ancora che l’avversario.

È attraverso le piccole cose – l’orario in cui vai a dormire, come inizi l’allenamento, come reagisci a un errore, cosa mangi, come ti parli – che costruisci, giorno dopo giorno, la persona e l’atleta che sarai in gara.

Come diceva Georges St-Pierre, uno dei più grandi combattenti della storia delle MMA:

I campioni non si fanno il giorno della gara. Si fanno ogni giorno, nelle loro abitudini. La disciplina è ciò che ti permette di essere libero sul ring.”

Una routine mentale efficace non ti imprigiona, ti libera: ti aiuta a ritrovare il tuo centro quando tutto fuori sembra complicarsi. Perché, che ci si creda o no, spesso sono proprio le scelte che si fanno lontano dal tatami e dal ring che fanno la differenza in gara.

In un momento così delicato della stagione, anche ciò che accade fuori dalla palestra fa parte della preparazione: i ritmi quotidiani, il sonno, l’alimentazione, il tempo dedicato al recupero e alla concentrazione.
Ne parleremo in modo più approfondito nei prossimi articoli, dove vedremo come le piccole scelte di ogni giorno influenzano la lucidità, la forza e la fiducia con cui si entra sul tatami.

Dott.ssa Francesca Zaza

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