ALLENARE LA RESILIENZA: SI PUÒ?

10

INDICE:

Sebbene esista una predisposizione “innata” alla resilienza, ovvero alcune caratteristiche temperamentali e di personalità che più facilmente favoriscono nell’individuo l’emergere di risposte resilienti, questa capacità è, anche, una caratteristica che può essere sviluppata, coltivata, potenziata. G. Valliant (1993) afferma, infatti, che la resilienza è un processo che si manifesta in modo diverso nei vari individui e che nasce dall’integrazione di elementi presenti nel singolo e nell’ambiente.

Quest’ultimo fattore gioca, infatti, un ruolo cruciale nello sviluppo della resilienza. Essa può quindi essere considerata come il risultato di un’interazione dinamica tra predisposizione innate e fattori acquisiti nel corso della vita.

Il termine non ha un significato univoco e assume sfumature differenti a seconda della cornice nel quale lo inquadriamo.

In fisica meccanica si definisce resilienza la resistenza di un materiale alla deformazione e alla rottura e la sua capacità, a seguito di un urto, di riassumere la forma iniziale.

In biologia e in ecologia la resilienza esprime la capacità di un sistema di ritornare a uno stato di equilibrio in seguito ad un evento perturbante.

In ambito psicologico viene usato per esprimere la capacità dell’individuo di fronteggiare un evento avverso, acuto o cronico, ripristinando l’equilibrio psico-fisico precedente alla circostanza e, in certi casi, migliorandolo.

La definizione che preferisco di questo termine è la seguente:

Attenzione, quindi, perché essere resilienti non significa non percepire lo stress e le difficoltà, ma riuscire a sviluppare le competenze socio-emotive e cognitive necessarie al superamento efficace delle stesse.

Le persone resilienti spesso possiedono:

  • BUONE CAPACITÀ DI REGOLAZIONE EMOTIVA: sanno gestire efficacemente lo stress senza lasciarsi sopraffare, riuscendo a mantenere la lucidità anche in situazioni avverse.
  • OTTIMISMO REALISTICO, ovvero la capacità di vedere le difficoltà come sfide superabili, mantenendo la fiducia nella propria capacità di farcela.
  • AUTOEFFICACIA, concetto sviluppato da Albert Bandura (2000) descrive la capacità degli individui di sentire, attraverso le proprie azioni, di poter raggiungere obiettivi specifici.
  • FLESSIBILITÀ COGNITIVA. Le persone resilienti sono adattabili e aperte al cambiamento, sanno riformulare i problemi in modo diverso e trovare nuove soluzioni.
  • RELAZIONI INTERPERSONALI. Avere relazioni significative ed essere in grado di chiedere aiuto, quando necessario, è un fattore chiave della resilienza.
  • MENTALITÀ ORIENTATA ALLA CRESCITA. Le persone resilienti considerano le difficoltà come delle opportunità di crescita.
  • SENSO DI SCOPO E DI SIGNIFICATO. Chi è resiliente spesso possiede valori forti e un forte senso di scopo, che li aiuta a superare le difficoltà, dando ad esse un significato che esula dalla situazione contingente, proiettandoli oltre.

Certamente! Per farlo è necessario sviluppare, nutrire e valorizzare tutta una serie di competenze in essa coinvolte, tra le quali:

  • senso dell’umorismo, considerata una strategia di coping adattivo, aiuta le persone ad affrontare situazioni stressanti, riducendo lo stress emotivo e promuovendo il benessere psicologico. Ridere innesca, infatti, il rilascio di endorfine, neurotrasmettitori che favoriscono sensazioni di serenità e rilassamento.
  • Perseveranza, intesa come costanza nel perseguire obiettivi a lungo termine nonostante le difficoltà, è spesso associata a una migliore capacità di affrontare le sfide.
  • Creatività, considerata come la capacità di trovare soluzioni innovative ai problemi è considerata una componente essenziale della resilienza.
  • Amore per l’apprendimento, ovvero la disposizione ad acquisire nuove conoscenze. Questo atteggiamento favorisce l’adattabilità e la capacità di affrontare situazioni nuove e/o stressanti con maggior competenza.

Torna in alto