
INDICE:
- Cosa fare quando la passione si affievolisce?
- La filosofia del “kaizen”, ovvero del miglioramento continuo
- Il kairyo o “miglioramento per innovazione”.
Un atleta che voglia ottimizzare la propria prestazione deve conoscere e saper utilizzare in modo efficace i propri meccanismi mentali, ossia adottare un metodo che, se ben applicato, gli consenta di avvicinarsi il più possibile allo stato di massima prestazione.
Adottare un metodo significa pensare e agire in modo coerente, costruendo una procedura che mantenga una rotta verso l’obiettivo desiderato.
Avere un metodo consente di avere una grande chiarezza sul percorso mentale da affrontare, sapendo, in ogni momento, ciò che è utile allo scopo e ciò che non lo è.
Certo, la passione è la miglior motivazione per poter svolgere al meglio la propria attività, è il motore che alimenta gli allenamenti, l’impegno e il desiderio di competere.
Nella carriera agonistica di un atleta, però, può succedere che la passione attraversi momenti critici e si affievolisca.
COSA FARE QUANDO LA PASSIONE SI AFFIEVOLISCE?
In questo caso è la forza di volontà che alimenta la dedizione verso lo sport.
L’acquisizione di meccanismi mentali favorisce un potenziamento della forza di volontà e consente una sua riconversione in passione, attivando l’atleta nel giusto equilibrio psicofisico.
Vediamo quindi ora tre meccanismi che sono fondamentali per la costruzione della mentalità del campione, trasferendoci per un istante in Oriente, la loro terra di origine.
LA FILOSOFIA DEL KAIZEN, OVVERO DEL MIGLIORAMENTO CONTINUO
Tipica del pensiero zen, la parola kaizen è un termine giapponese che significa strada verso la saggezza. Questa filosofia considera il passato fondamentale per la costruzione del futuro, in un processo in cui si potenziano le aree di miglioramento precedentemente individuate. Inoltre si basa sul presupposto che ogni sforzo dell’essere umano, per quanto fallimentare gli consenta una crescita o un cambiamento di strategia. Applicare la filosofia del kaizen significa cambiare spesso la propria strategia o il proprio modo di pensare, per migliorarsi incessantemente attraverso la continua ricerca e il superamento dei propri limiti. Il processo che sta alla base del miglioramento continuo si realizza attraverso piccoli passi ed è rappresentabile come la metafora di una scala sulla quale si può salire in modo lento e graduale. Ad ogni passo corrisponde un piccolo miglioramento. Percorrendola fino in cima si raggiunge lo stato desiderato di eccellenza rispetto all’obiettivo posto. Coloro i quali adottano questa filosofia di vita non smettono mai di salire le scala perché trovano sempre una spinta al miglioramento e quindi una possibilità di crescita. Un detto antico, particolarmente valida in questo senso cita: “finchè si ha un problema si ha un tesoro”. Finché si è di fronte a uno ostacolo si può tentare di superarlo, chi crede invece di aver raggiunto la perfezione perde la possibilità di migliorarsi.
IL KAIRYO O “MIGLIORAMENTO PER INNOVAZIONE”
Se nel kaizen il miglioramento avviene per piccoli passi, nel kairyo esso avviene in modo repentino ed estremamente visibile con un’evoluzione basata sull’innovazione. Coloro che utilizzano il kairyo sono tendenzialmente persone creative che lavorano per insight. Per avere un esempio di questo meccanismo mentale è sufficiente pensare ai grandi scienziati della storia e alle loro scoperte, molte delle quali si sono generate in modo improvviso, cambiando il corso degli eventi.
Un altro meccanismo mentale, questa volta particolarmente utile nella fase di mantenimento è il cosiddetto warusa-kagen, espressione giapponese che fa riferimento a cose che non rappresentano ancora un problema, ma che possono esserlo in fase embrionale. In altre parole sono dei segnali deboli che se trascurati possono diventare dei veri e propri problemi. Lo sportivo che voglia ottenere il massimo da se stesso, o chiunque sia interessato a perseguire la strada del miglioramento, deve aver sviluppato la capacità di cogliere questi segnali sottosoglia, diventando quindi il primo artefice del mantenimento e del miglioramento dei risultati raggiunti.